Workshop in Portogallo

Più vado avanti a fotografare, più mi appassionano quei soggetti meno ovvi e spesso ignorati che impongono una attenta osservazione. Siamo nel campo dei cosiddetti paesaggi intimi, piccole porzioni o dettagli che possono apparire di poco conto e che, invece, sono parte fondamentale della scena, cui conferiscono bellezza e ricchezza.
È un genere per nulla scontato che richiede pazienza, creatività e allenamento, ma, personalmente, trovo che sia molto soddisfacente quando uno scatto funziona, anche perché spesso è difficilmente ripetibile.
Per questo motivo, la fotografia lungo la costa in generale mi sta prendendo sempre di più. Ciottoli colorati, sassolini in mezzo alla sabbia trasportati dall’acqua, il cui movimento crea scie, rocce pittoresche con una texture bizzarra, le onde stesse; una volta sul campo, tutto questo mi coinvolge al punto che mi dimentico immediatamente dello scorrere del tempo.
La ricerca di tali soggetti mi ha portato a visitare brevi tratti di costa straordinari in Toscana, in Inghilterra (nel Northumberland, dove sono stato poco tempo fa) o recentemente in Portogallo, dove non ero mai stato.

A differenza delle volte precedenti, stavolta non ero da solo. Mi sono, infatti, unito a un workshop di due giorni a nord di Porto nel Parque Natural do Litoral Norte tenuto da un fotografo paesaggista portoghese, Mário Cunha, che già conoscevo tramite i suoi video su YouTube.
Nonostante riesca ad arrangiarmi in portoghese, in questi anni ho fatto poca pratica, quindi ho dimenticato molto; per questo motivo, ero un po’ titubante all’idea di iscrivermi. Certamente, si può ripiegare sull’inglese, ma dato che sono appassionato di lingue (europee), quando sono all’estero cerco di ricorrervi il meno possibile.
Fortunatamente, però, il piccolo gruppo era composto da splendide persone, tra cui il docente, molto competente e gentile, che ha reso migliore l’intera esperienza, seguendo ciascuno di noi attentamente e invitandoci a prenderci il nostro tempo per capire meglio la scena e ottenere un risultato più personale.

Il Litoral Norte non compare solitamente negli elenchi su internet dei luoghi da vedere in Portogallo, perché a differenza delle più famose spiagge e scogliere del sud, questo tratto di costa lungo circa 16 kilometri è essenzialmente piatto ed è un susseguirsi di spiagge di sabbia fine o di ciottoli (seixos in portoghese) meno imponenti. A volte sono presenti dune a ridosso della spiaggia con tanta vegetazione attorno, ma in generale su Internet sono altri i luoghi considerati particolarmente fotogenici. Andando più a fondo, però, si scopre che questo parco naturale ospita una grande varietà di flora e fauna e presenta appunto un esteso sistema di dune, il che lo rende interessante. Inoltre, si respira un’atmosfera mite, che fa apprezzare il posto ancora di più.

Come già sperimentato in Inghilterra, anche questa volta fotografare seguendo il ciclo delle maree è stato entusiasmante. In questo caso, ho percepito meno fretta e pressione rispetto a quando ero nel Northumberland, forse anche per il clima rilassato che si era creato all’interno del gruppo e per la conoscenza del territorio da parte del docente, che sapeva bene dove portarci. È stato emozionante vedere l’Oceano Atlantico ritirarsi piano piano, rivelando composizioni momentanee e affascinanti, che il giorno successivo probabilmente già erano diverse.

Ovviamente, non mi aspettavo di ottenere un gran numero di scatti validi, anche perché si tratta di un’area che presenta quotidianamente nuove scene valorizzabili quasi esclusivamente tramite ripetute visite nel corso del tempo. Della serie di scatti sottostanti, infatti, solamente un’esigua parte mi convince. Ad ogni modo, sono entusiasta per questa esperienza da poco trascorsa, che mi ha permesso di conoscere bellissime persone e una splendida zona che se non fosse stato per la fotografia, probabilmente non avrei mai conosciuto.

Oltre alla Lumix, con me ho portato anche la Mamiya RB67 Pro S, una fotocamera di medio formato 6x7 con due pellicole nuove (lo specifico perché quasi sempre si trovano scadute) di Fuji Velvia 50.
Da tempo desideravo fare un viaggio con la pellicola. Inizialmente, avevo considerato di portare solamente questa e quindi di lasciare a casa la macchina digitale, ma, dato che avrei partecipato a un workshop dove sarebbe stato opportuno ricevere un parere immediato degli scatti, non me la sono sentita di portare solo la analogica. Col senno di poi, ho fatto bene, perché per qualche motivo a me sconosciuto il secondo rullo (che è quello che reputavo migliore) non è quasi del tutto pervenuto. O meglio, di dieci scatti ne sono usciti sulla striscia solamente due sparsi; il secondo e il settimo fotogramma, mi pare. Fossero stati il primo e il secondo oppure il nono e il decimo avrei pensato a un problema del dorso o qualcosa del genere, ma così casuali mi è sembrato strano. Naturalmente non ho mai aperto il dorso, perciò teoricamente non dovrebbe essere entrata luce. Sta di fatto che la striscia è completamente scura, come se non fosse mai stata esposta, all’infuori di quei due fotogrammi. Il primo rullo non ha riscontrato alcun problema, a parte qualche errore di esposizione di mezzo stop o uno stop intero, ma per lo meno ogni fotogramma c’è. Non credo di aver fatto errori nel caricare il secondo.
Ad ogni modo, questa è una piccola selezione di scatti principalmente di seixos con la Velvia, con la quale ho voluto tenere un aspetto diverso rispetto alle fotografie della Lumix.

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Ancora la Cina: un itinerario tra diverse regioni (o province)

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I tesori sommersi del Northumberland