Ancora la Cina: un itinerario tra diverse regioni (o province)
Un anno fa, al rientro dal viaggio nella regione dello Xinjiang, onestamente non pensavo che sarei tornato in Cina anche l’anno successivo. Era stato un viaggio splendido con un’ottima compagnia che mi aveva donato tanto e mi aveva permesso di vedere finalmente dal vivo luoghi lontani che prima di allora avevo incontrato solamente sulle pagine dei libri e dove nessuno di mia conoscenza era mai stato. Non mi ero mai spinto così lontano fino a quel momento. Ancora non ho letto Il Milione di Marco Polo (è in programma), il quale visitò molti dei luoghi dove sono stato, ma così tante volte avevo incontrato nomi come Kashgar, Hotan, Taklamakan e via dicendo, che in me si era creata una vera e propria ossessione. A lungo avevo bramato di visitare quei luoghi; non sempre esteticamente belli, ma poco importava, perché mi bastava essere lì.
Ciononostante, escludevo un ritorno così ravvicinato da quelle parti o più in generale in Cina. Credo che una vita intera non basterebbe a esplorare l’intero Paese e che ogni viaggio possa essere unico, però non immaginavo che invece sarebbe scattata così presto una nuova ossessione.
Alcuni dei luoghi visti quest’anno già li conoscevo (tramite libri o Internet) dall’anno scorso, ma dovendo fare dei compromessi sull’itinerario per questioni logistiche, avevo dovuto escluderli. Da rimandare a una prossima visita. Altri, invece, sono stati una novità assoluta di quest’anno o della fase di preparazione dell’itinerario oppure direttamente in viaggio.
Qualche mese fa mi capitò di vedere un post su Instagram del profilo ufficiale di Hasselblad che mostrava una bellissima montagna non particolarmente alta, ma comunque imponente, preceduta da tante altre più piccole e dal colore grigio scuro molto delicato, come se fosse inchiostro. Da lì nacque l’idea, o meglio l’ossessione di capire che parte del mondo fosse.
Le opzioni erano due: o Cina o Sudamerica. Dopo qualche ricerca finalmente individuai approssimativamente la posizione. Nord-ovest della Cina. Ma come? Ero stato in quelle zone l’anno scorso e mi ero lasciato scappare una bellezza del genere? In realtà. il nord-ovest cinese è un territorio enorme; perciò, quello che ho scritto non ha molto senso, però l’idea di esserci passato “vicino” e non averla vista mi disturbava.
Stabilita la posizione, ho creato di conseguenza l’itinerario per arrivarci. A differenza del viaggio dello scorso anno, in cui mi sono mosso verso ovest (da Urumqi a Kashgar), questa volta mi sono spostato verso est, perciò mi sono allontanato ancora di più. Il nuovo giro non si limitava solamente allo Xinjiang, ma entrava anche nelle province del Gansu e per una piccolissima parte del Qinghai, dove si trova il luogo che mi ha spinto a tornare. In realtà, alla fine del viaggio a mia insaputa sono entrato anche nella regione della Mongolia Interna. L’ho scoperto solamente in Italia, guardando la posizione sulla mappa di alcuni scatti aerei.
Dune, Xinjiang
Già li avevo visti in passato in Kazakistan, ma mai avevo osservato come in queste zone una tale concentrazione di yardang, termine uiguro che indica formazioni rocciose erose e modellate dal vento che possono raggiungere anche decine di metri di altezza. Nel caso della prima fotografia del seguente carosello la luce era semplicemente magnifica, ma è durata un minuto a causa delle nuvole; perciò, non ne ho approfittato tanto quanto avrei voluto. Nella seconda fotografia, invece, che è stata scattata in un luogo diverso, la luce calda del tramonto è durata di più, donando un momento di grande bellezza e coinvolgimento.
L’aspetto negativo di questi viaggi impegnativi e lunghi che coprono tanti chilometri è che raramente si ha modo di conoscere veramente una città, perché si è quasi sempre in movimento. Dato che gli spostamenti solitamente richiedono qualche ora da un punto all’altro, si parte la mattina dopo colazione, si fa qualche sosta lungo il tragitto, a volte brevi per sgranchire le gambe, comprare della frutta da bancarelle ai lati della strada, altre volte più lunghe per visitare dei siti già presenti nel programma. Nel tardo pomeriggio o direttamente la sera si arriva in città, si lasciano i bagagli in camera e si esce per andare a cena e fare un giro. Perciò, in molti casi ci si fa un’idea abbastanza superficiale del luogo dove si è. Alcune città, però, sembrano offrire ben poco a un turista, che difficilmente può concedersi un tempo prolungato in uno stesso luogo, se deve sottostare a un programma.
Qualche volta, invece, si riesce a stare più a lungo nella stessa città e così come l’anno scorso ho dormito più notti a Kashgar, questa volta ho pernottato per qualche giorno a Dunhuang nella provincia del Gansu.
La città, infatti, funge da base per girare la zona. Gli yardang ad esempio si trovano a circa due ore di macchina dalla città e lungo la strada ci si può fermare per visitare altri siti di particolare interesse, tra cui una ricostruzione di una cittadella presso uno dei passi di frontiera e controllo delle merci lungo la Via della Seta oppure degli antichi siti di deposito militare, che sembrano fortezze, costruiti in fango, oggi un po’ rovinati. Vi si trova anche una delle ultime parti della Grande Muraglia, che ufficialmente termina più a est, ma il sistema di muraglie e torri di segnalazione continua verso ovest, fino a terminare nel deserto, che qui è già il Gobi. Le stesse montagne che mi hanno spinto a tornare in Cina si trovano a circa quattro ore di macchina dalla città.
Rilievi montuosi scuri accanto alla strada, Gansu
Lago salato, Gansu
Anche la città stessa di Dunhuang non è da trascurare. Più piccola di quanto pensassi, si è rivelata molto carina e a misura d’uomo, ideale per fare delle passeggiate lungo i viali alberati. Particolarmente affascinante è il mercato notturno, caotico come tutti i mercati notturni cinesi che mi è capitato di vedere finora, ma al tempo stesso vivace.
Il motivo vero e proprio, però, che spinge un turista a venire a Dunhuang sono le grotte di Mogao o grotte dei mille Buddha, un sito UNESCO che comprende un sistema di 492 grotte scavate nella roccia, al cui interno si apprezzano statue e affreschi riguardanti momenti della vita di Buddha, a volte ben preservati, altre gravemente danneggiati e un giro sul deserto situato letteralmente accanto alla città. Quest’ultimo sito di per sé è imponente per via dell’altezza delle dune, ma purtroppo subisce la stessa sorte di molti altri luoghi naturali nel Paese. Vi è, infatti, la tendenza a trasformare i siti naturali in parchi divertimento, dove l’aria è riempita dalle grida delle persone e dai frastuoni di negozi e bancarelle che vendono di tutto e che emettono musica ad alto volume.
Nel deserto di Dunhuang in estate sono stimate 40-50.000 persone ogni giorno, per cui vengono sfruttati più di 2000 cammelli che trasportano i turisti in cima alle dune..
Osservando le file interminabili di cammelli, sembrava di assistere dal vivo alle scene di Lawrence d’Arabia quando le varie tribù beduine partono per andare in guerra.
Vedere un luogo a cui tipicamente si associa il silenzio e l’introspezione così gremito di turisti pare assurdo, ma al tempo stesso è un fenomeno affascinante dal punto di vista antropologico. Personalmente, trovo che la vista dalle dune sulla città e sulla piccola oasi, chiamata Crescent Moon Lake dalla forma di un laghetto conosciuto da oltre 2000 anni, sia notevole, ma che ci siano luoghi meno visitati che meritano molto di più, però probabilmente il mio giudizio è condizionato dalla folla. In generale, quel deserto è sbalorditivo.
Deserto di Dunhuang, Gansu
In origine, il viaggio sarebbe dovuto terminare a Dunhuang. Da lì avrei preso un aereo per l’Italia con scalo a Pechino, ma nei mesi passati è stata introdotta una nuova regola, per cui a partire dal primo maggio 2026 non è consentito andare a Pechino con un drone, nemmeno per uno scalo in aeroporto; pena la confisca del drone stesso, nonostante questo sia stato correttamente registrato. Per questo motivo, ho allungato il viaggio di tre giorni, per poter rientrare in Italia da una città non troppo distante da Dunhuang e che non prevedesse uno scalo a Pechino. Così, da Dunhuang sono salito su un treno per Zhangye, una città di poco più di un milione di abitanti situata sempre nella provincia del Gansu. Ho scelto questa meta sia per comodità sia per vedere dal vivo uno dei paesaggi più incredibili al mondo, il parco geologico del Danxia o delle montagne arcobaleno, modellate nel corso del tempo dall’azione dell’acqua e del vento e caratterizzate da una moltitudine di colori vivaci, striature e pattern, creatisi dalla stratificazione di depositi di arenaria rossa e altri minerali avvenuta oltre 100 milioni di anni fa.
Infine, per l’ultimo pomeriggio ho trovato su Google Earth un luogo abbastanza sperduto a poche ore da Zhangye e già nella regione della Mongolia Interna che mostrava un grande potenziale: una serie infinita di calanchi e rilievi dalla forma spesso tondeggiante e dai tanti colori, simili a quelli trovati nelle montagne del Danxia. Ci è voluto un po’ di tempo e diversi screenshot del percorso per far capire all’autista e all’agenzia dove andare, perché, anche se non ne ho la certezza, è probabile che quel luogo non sia mai stato fotografato prima. Non è unico, perché altrove si trovano formazioni simili, anche senza andare lontano, ma non sembra avere un nome e non esistono fotografie su Internet. Va detto, inoltre, che chi lo fotografa è perché lo ha trovato e visto tramite le immagini satellitari, perché dalla strada non c’è alcun modo di notarlo, dato che si trova a circa 3 km dalla deviazione di una superstrada che va percorsa quasi fino in fondo. La luce dura purtroppo non aiutava in nessun modo; solamente verso l’orario del tramonto e alla terza batteria del drone la scena cominciava a essere più gestibile. Non sono particolarmente soddisfatto degli scatti di questa uscita, però sono comunque contento di esserci andato e di aver concluso così questo lungo e bellissimo viaggio.